cultura e salute

Arte, musica, architettura:
passa anche da qui l’Alleanza
per un Futuro sostenibile

Giovedì 16 dicembre 2021 circa 9 minuti di lettura In deutscher Sprache

di Valeria Camia

Una mamma e sua figlia. Cantano. Attorno, “immerse nella musica”, altre donne con i loro figli. Non si tratta di una festa di compleanno o di un piacevole ritrovo tra amiche. È una “sessione di cura”, parte di un progetto pilota, avviato in Gran Bretagna e rivolto a madri colpite da depressione post-parto: il canto - si coglie dalla testimonianza - aiuta perché crea un senso di comunità e diventa "quasi meditativo”; sedute in cerchio le neomamme non devono parlare e spiegare alle altre quale sia il motivo della loro presenza alla sessione di musica, il qui e l’ora. Semplicemente, ci si trova a condividere uno spazio. Piacevolmente. Il video è stato mostrato, a conclusione della sua presentazione, da Nils Fietje, Research Officer on Cultural Contexts of Health and Well-being per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nonché tra i curatori del primo Rapporto OMS sulla relazione tra le Arti, la promozione della salute e i percorsi di cura. L’occasione per parlarne è stato il primo Forum svizzero “Cultura e Salute – Alleanza per un futuro sostenibile” organizzato e promosso a Mendrisio e a Lugano, gli scorsi 26 e 27 novembre, dalla IBSA Foundation per la ricerca scientifica e dalla Divisione Cultura della Città di Lugano, diretta da Luigi Di Corato: due giornate di incontri e dibattiti sull’umanizzazione della cura e dei suoi spazi, a partire da evidenze scientifiche e buone pratiche nazionali e internazionali.

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«Molto prima che gli uomini conoscessero la penicillina o la genetica, hanno creato musica e arte. Il nostro bisogno di esprimere le nostre speranze e paure, di conferire un significato a ciò che ci circonda e di condividerlo con gli altri attraverso creazioni artistiche, è tanto profondo quanto il nostro bisogno di placare la sete o sfamarci. Dovremmo allora essere sorpresi che l’arte possa migliorare la salute? Che possa farci stare bene?» - così Fietje, collegato dalla sua casa di Copenhagen, ha iniziato il suo intervento: una decina di minuti, durante i quali il ricercatore ha sottolineato, partendo dai contenuti del rapporto dell’OMS publicato nel novembre 2019, ragioni e dati scientifici per sostenere l’affiancamento di attività artistiche a trattamenti biomedici più tradizionali. Insomma, «Ci sono evidenze scientifiche sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere».

La prova è contenuta nelle oltre 900 pubblicazioni riguardanti oltre 3000 studi condotti tra il 2000 e il 2019 e mappati dall’UCL (University College London) per l’OMS, che dimostrano gli effetti benefici sulla salute generati dalla partecipazione, tanto attiva quanto passiva, ad attività artistiche. Che si tratti, insomma, di sedersi a teatro, ascoltare un concerto, leggere un libro (ma anche, forse, curare il proprio giardino - anche se il rapporto dell’OMS non ha monitorato, per ora, gli effetti sulla salute di attività legate al giardinaggio e nemmeno all’architettura); oppure di ballare e danzare: tutte queste attività e questi momenti “artistici” si sono mostrati di aiuto nella gestione della cura e del trattamento di diverse patologie, affiancando terapie mediche per chi soffre di malattie neurologiche (dovute, per esempio, a demenze o traumi di varia natura), ma anche diabete e obesità, tumori o malattie cardiovascolari, e poi in contesti di cure palliative.

Non solo: sono stati dimostrati gli effetti positivi di arti e cultura nell’ambito della prevenzione delle malattie e nella promozione della salute: l’arte ha un impatto positivo sulla socializzazione e incrementa la coesione sociale, serve a prevenire il decadimento cognitivo, sostiene e rafforza la relazione tra genitori e neonati. Infine, è di aiuto non solo a chi è malato, ma anche a chi accudisce le persone che hanno problemi di salute. Quindi, il contributo di arti e cultura riguarda tanto la sfera psicologica individuale (nella gestione delle emozioni, ad esempio), quanto quella fisica (abbassando i livelli degli ormoni legati allo stress o rinforzando la risposta immunitaria), e poi quella sociale (riducendo la solitudine e l’isolamento), così come quella legata al comportamento (favorendo l’acquisizione di “buone pratiche”). «Riconoscere il ruolo delle arti nel migliorare la salute e il benessere - ha sottolineato Nils Fietje, riprendendo il rapporto dell’OMS - non dovrebbe rimanere un mero esercizio accademico, ma diventare la base per attuare politiche che sostengano interventi artistici in campo sanitario e che possano essere condivise tra diversi Paesi». 

I PROGETTI VIRTUOSI - Ma a tre anni di distanza dal rapporto dell’Organizzazione Mondiale Sanità, che ne è dell’invito a progettare, concretamente, i luoghi di cura per migliorare il benessere fisico, mentale e sociale dell’individuo?
Se lo sono chiesti gli organizzatori del Forum, che hanno così selezionato alcuni progetti virtuosi in Svizzera, e non solo, i quali sono ricorsi all’arte per - parafrasando Georges Braque, pittore e scultore francese - trasformare una ferita in luce. 

Il primo esempio di buone pratiche riguarda l’ospedale pediatrico di Zurigo, come ha ricordato il direttore ospedaliero e professore ordinario di pediatria all’Università di Zurigo (UZH), Michael Grotzer, nel suo intervento in occasione del Forum. Con la collaborazione dell’artista statunitense James Turrell, gli spazi dell’ospedale sono stati ripensati per lasciare spazio alla luce (sia del giorno, sia quella della notte). Questo aiuta - si è visto - a migliorare la salute dei piccoli pazienti, ma è anche di sostegno ai familiari e accompagnatori, oltre a rendere più gradevoli le condizioni di vita e di lavoro di medici e operatori sanitari. A questo punto, come ha sottolineato  Grotzer, «il fatto che la luce e il colore influenzino la salute e il benessere non dovrebbe essere solo una preoccupazione dei designer e degli psicologi, ma anche dei clinici». 

Il secondo esempio, rimanendo sempre in ambito pediatrico, arriva da Helsinki, si chiama “Soundscape” e riguarda l’Ospedale pediatrico della capitale finlandese. Sviluppato e realizzato tra il 2017 e il 2018 dagli studenti di Sound in New Media MA del Media Lab dell’Università di Aalto,  “Soundscape” - che è stato presentato al Forum dal ricercatore che ha seguito il progetto, Antti Ikonen - propone un design di colori, materiali e anche suoni, creando un ambiente sonoro rilassante per i bambini, i loro familiari e il personale medico. Attraverso sessanta altoparlanti posizionati nelle sale dell’ospedale, i sottofondi musicali - che ricordano lo scorrere dell’acqua o il cinguettio di uccelli, accompagnati da strumenti diversi - sono appositamente pensati, modellati e poi programmati (da un computer) per i bambini, i quali hanno una percezione uditiva differente da quella degli adulti. Il progetto è stato premiato con il Grand Prix 2019 (International Sound Awards), mentre all’ospedale è stato riconosciuto il “Finlandia Prize for Architecture” nel 2018.

I VINCITORI DEL CONCORSO NAZIONALE CULTURA E SALUTE - Parlando dell’impatto concreto della musica sulla salute, va certamente ricordata anche l’applicazione del suono nella terza età e il progetto del quale ha parlato Paolo Paoloantonio, musicista, ricercatore presso il Conservatorio della Svizzera italiana (CSI), e vincitore di uno dei tre premi del Concorso nazionale dedicato a progetti di Cultura e salute in Svizzera, indetto dalla IBSA Foundation per la ricerca scientifica e dalla Divisione cultura della Città di Lugano. Paolantonio ha presentato i risultati di "Music in the community", un vero programma musicale di dieci sessioni che ha coinvolto, tra il 2015 e il 2017, ventidue residenti in case per anziani ticinesi e nove studenti del conservatori, con effetti molto positivi.

Un altro premio del Concorso è stato attribuito, invece, al progetto "Scintille", curato da Patrizia Nalbach, artista, mediatrice culturale e musicoterapeuta, che si rivolge a persone con decadimento cognitivo a insorgenza senile (malattia di Alzheimer e altre forme di demenza), facendole uscire dai luoghi di cura e portandole negli spazi d’arte. 

Il terzo premio è andato a Roberta Pedrinis, ideatrice del progetto "arteterapia nella riabilitazione del paziente oncologico". Due menzioni speciali, infine, per "Theatricality meets the world of dementia: TINCONTRONLINE", di Rita Pezzati, e "Teatro di quartiere", di Patrizia Berger.

OSPEDALI E MUSEI - Ma durante il Forum è stato presentato da Tobia Bezzola (direttore del Museo d’Arte della Svizzera Italiana) anche "In the public eye", un progetto sviluppato da una collaborazione fra lo stesso MASI e l’Ente Ospedaliero Cantonale. Nata nel 2017 - ha spiegato Bezzola - questa iniziativa è proseguita negli anni seguenti con la collocazione di opere d’arte negli spazi pubblici dell’Ospedale Civico di Lugano per «offrire a coloro che vi sono ricoverati, a chi vi lavora e a chi vi si reca in visita, la possibilità di un incontro con l’arte in un contesto diverso da quello istituzionale dei musei o delle gallerie. La presenza di opere d’arte in un luogo contrassegnato dall’esperienza della sofferenza e dal dolore, e nel quale si vivono sentimenti di fragilità e vulnerabilità, può offrire un supporto emotivo soprattutto perché l’arte ha la capacità di parlare a un livello profondo dell’animo umano, che non può essere raggiunto dalle parole».

Sempre in questo versante, il professor Enzo Grossi (docente di cultura e salute presso la Facoltà di medicina dell’Università degli Studi di Torino) ha ricordato l’accordo tra il Museo delle Belle Arti di Montreal e un’associazione di medici francofoni canadesi, per visite al museo prescritte gratuitamente dal medico: «È la prima iniziativa al mondo - ha spiegato Grossi - che ha come obiettivo quello di consentire ai pazienti e ai loro familiari e badanti di godere dei benefici dell’arte sulla salute». 

BISOGNA COMUNICARE DI PIÙ - «Conoscevate già alcuni di questi progetti?» - ha chiesto al pubblico Catterina Seia, co-conduttrice del Forum. Il silenzio della platea ha raccontato bene quanto ci sia ancora da fare per comunicare queste iniziative. «Bisogna contribuire a risvegliare la consapevolezza che arte e cultura non sono soltanto attività piacevoli - ha detto Silvia Misiti, direttrice di IBSA Foundation - ma possono dare anche un importante (e scientificamente comprovato) contributo sia nell’ambito della prevenzione delle malattie e della promozione della salute, sia in quello della gestione della cura e del trattamento di diverse patologie».
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(Nell’immagine in alto, il logo del Forum “Cultura e Salute – Alleanza per un futuro sostenibile”)